ESPERIENZE - Quo Vadis aps

Associazione di aiuto alle vittime di sette e movimenti religiosi
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ESPERIENZE

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30 marzo 2020
  
Buongiorno a tutti voi.

Mi chiamo Alberto, ho 28 anni e sono un insegnante di Lettere.
Innanzitutto vorrei ringraziarvi per il vostro lavoro e per il vostro impegno quotidiano che dimostrate nel diffondere la verità sull'organizzazione dei testimoni di Geova.
Vi ascolto sempre.
Avrei piacere di raccontarvi brevemente la mia esperienza personale all’interno di questa organizzazione.

Ho conosciuto i testimoni di Geova nel 2017 attraverso la mia fidanzata, la quale lavorava in una casa di riposo.
Proprio lì lavorava anche un testimone di Geova che iniziò a darle testimonianza.
Nel tempo la mia fidanzata mi raccontò quello che via via imparava da questo fratello ma, personalmente, non ero interessato ad avvicinarmi.
Avevo avuto un’esperienza molto negativa con la Chiesa Cattolica: sono stato cattolico per circa 22 anni ma, nel tempo, mi sono accorto che molte cose non andavano.
Personalmente non condividevo alcune dottrine ed essendo anche un insegnante di storia, iniziai a studiare per conto mio e a fare ricerche, allontanandomi definitivamente dalla Chiesa Cattolica, anche a seguito di una brutta esperienza avuta con il sacerdote e con il gruppo parrocchiale del mio paese.
Da quel momento non volevo più appartenere a nessuna organizzazione religiosa e decisi che avrei continuato ad adorare Dio in forma privata.
Ecco perché, quando la mia fidanzata cominciò a raccontarmi le dottrine che imparava da questo fratello, io non ero minimamente interessato; avevo avuto già un’esperienza negativa ed ero restio a farmi imbrogliare di nuovo, non mi fidavo più delle persone.
Un giorno, però, la fidanzata mi fece conoscere questo testimone di persona e mi resi conto che, effettivamente, fosse gentile, disponibile e buono nei miei confronti.
Questo modo di fare, tipico di tutti i testimoni di Geova, lentamente mi colpì e mi spinse a porre maggiore attenzione a quello che predicavano perché, apparentemente, sembravano davvero applicare ciò che insegnavano.
Finora non avevo mai trovato nessuno che fosse realmente coerente con quello che diceva e questo mi colpì molto, anzi fu la chiave con cui venni attirato all’interno dell’organizzazione.

Accettai l’invito di questo fratello e mi recai per la prima volta nella Sala del Regno per ascoltare il discorso di un sorvegliante dal tema “Quale sarà il futuro della religione?”.
Ricordo ancora il tema perché fu un discorso che mi colpì profondamente: rammento ancora le parole di quel sorvegliante e devo dire che, all’epoca, ciò che disse mi trasformò.

Mi sembrava finalmente di aver trovato la verità che avevo ardentemente cercato.
Infatti, prima di quella riunione, ero stato anche ad un culto luterano e avevo cercato di contattare il pastore di quella chiesa ma, per motivi di tempo e di impegni personali, non ebbi modo di parlargli. Se l’avessi fatto, probabilmente non sarei mai entrato fra i testimoni di Geova.
Questo lo dico, però, per far capire quanto fossi sinceramente alla ricerca della verità perché fin da bambino volevo adorare Dio e compiere la sua volontà.
Le parole del Vangelo non mi hanno mai lasciato indifferente e, per questo, cercavo e studiavo, anche se un bambino e poi un adolescente non possono capire molto di queste cose così profonde e importanti.

Dopo il discorso del sorvegliante, presi da parte quel fratello che lavorava con la mia fidanzata e gli dissi che avrei voluto studiare la Bibbia e conoscere tutte le risposte alle domande che il sorvegliante aveva posto durante il discorso.

Studiai per circa un anno e mezzo e poi mi battezzai.
Quello fu per me un giorno importantissimo (e poi dirò il perché): mi battezzai il 13 luglio 2019, al congresso di Vicenza dal tema “L’amore non viene mai meno”.
Cito il tema del congresso perché, ironia della sorte, quando me ne andai dall’organizzazione ripensai al tema del mio congresso e capii quanto ironico fosse quel titolo: era stato quasi un avvertimento per me, ma all’epoca avevo gli occhi coperti da una trave enorme.

Ero completamente accecato dalla falsa convinzione di aver realmente trovato la “verità”.

Devo essere onesto: mentre studiavo la Bibbia con il fratello, dentro di me, nel profondo, mi rendevo conto che alcuni insegnamenti stridevano con le libertà fondamentali dell’uomo e capivo quanto fossero ingiuste, sbagliate e persino retrograde certe idee, ma il desiderio di appartenere a quella che sembrava una comunità di persone amorevoli e comprensive, e la convinzione di avere finalmente la verità in tasca mi spinsero a pensare di dover accettare anche ciò che inizialmente mi era apparso ingiusto.

Se avessi ascoltato subito il mio istinto, o coscienza, me ne sarei andato subito.

È assolutamente vero quello che dite in trasmissione: alcuni meccanismi, alcune dinamiche, certe ipocrisie si possono notare soltanto una volta che si è dentro all’organizzazione.
Da esterni è impossibile accorgersi di certi meccanismi che soffocano le nostre libertà individuali e la nostra coscienza.

Faccio un esempio: durante lo studio sembravano tutti sinceramente interessati a me, mi riempivano di complimenti, erano addirittura “orgogliosi” di avere nelle loro schiere un professore di Italiano e di Storia (essendo rari i laureati in quella sala) ma nel tempo, i rapporti divennero di facciata, superficiali, e falsi.
Come ha giustamente detto la signora Fiorella in radio, erano atteggiamenti di circostanza, esternavano un amore falso e freddo, che mi faceva sentire ancora più solo e isolato di quando ero entrato.
Paradossalmente finii per sentirmi ancora più solo di prima.

Ero davvero infelice.

Devo ringraziare soltanto la mia cultura: nel mio caso è stata la Scuola a salvarmi.
Io ho fatto il liceo scientifico e non ringrazierò mai abbastanza i miei insegnanti per avermi fatto capire l’importanza di sviluppare un pensiero critico; critico nel senso di mettere sempre in dubbio ciò che viene detto e di non prenderlo mai per oro colato, ma di fare ricerche e di sottoporlo a un giudizio razionale.
E fu quel pensiero critico a salvarmi.

Col tempo la mia mente e il mio cuore mi diedero una scossa e mi gridarono a gran voce “Esci da questa prigione!”.

Mi ero battezzato il 13 luglio 2019; ebbene, a febbraio 2020 inviai una lettera di dissociazione alla congregazione e me ne andai.

Non mi presentai nemmeno per parlare con gli anziani, non volevo saperne più nulla.
Mi telefonarono e mi comunicarono la decisione della disassociazione per telefono.
Non ho commesso nessun peccato e sono sempre la stessa persona onesta e credente di prima, eppure quei “fratelli” che erano venuti a mangiare a casa mia, con cui avevo cercato di costruire un’amicizia sincera, ora non mi rivolgono nemmeno il saluto se mi incontrano per strada.
Girano la testa dall’altra parte.
E questo sarebbe amore?
Avrei moltissimo altro da dire ma mi rendo conto di non poter scrivere decine di pagine.

Ma vorrei dire ancora una cosa molto importante.
Ho notato che non si parla molto (su YouTube o in radio) del tema “fidanzamento” fra i testimoni di Geova.
È un tema che, secondo me, dovrebbe essere trattato a fondo, perché ha causato moltissima sofferenza a molte persone.
E porto sempre la mia esperienza.
Sembrerà assurdo ma, mentre io iniziai subito, dopo il primo discorso del sorvegliante, a studiare la Bibbia, la mia fidanzata aspettò quasi un anno e poi iniziò anche lei.
Per motivi personali (di coppia, che non c’entravano nulla con l’organizzazione, questo ci tengo a precisarlo, per onestà) lasciai questa persona.
Lei non diventò mai una sorella e qualche mese dopo smise di frequentare le adunanze e non la vidi più.

Dopo il battesimo notai una ragazza molto carina e cercai, con tutte le inutili e soffocanti precauzioni che i testimoni impongono ai loro membri, di conoscerla meglio.
Indipendentemente dal fatto che poi seppi di non interessare a questa persona, ci tengo a condividere ciò che mi dissero e come si comportarono alcuni fratelli con me, quando si accorsero di questo mio interesse per la ragazza citata sopra.
Sollevai un vespaio.
Ad oggi ancora mi chiedo il motivo di tanto scandalo e non saprò mai dare una risposta.
Cosa successe?
Un fratello poco più grande di me si ingelosì e, ALLE MIE SPALLE (ecco l’amore dei testimoni di Geova) iniziò a dire falsamente che io fossi perdutamente innamorato di questa persona nonostante l’avessi appena conosciuta.
Con il passaparola questa ragazza venne a saperlo e troncò ogni rapporto, anche di sincera amicizia che stava nascendo, per “precauzione”, per “non avere fastidi”, perché i membri dell’organizzazione avrebbero potuto pensare male e lei, essendo una pioniera, temeva di perdere i suoi privilegi e il suo incarico.
E quindi questo “fratello” in un certo senso mi rovinò pure la reputazione.
E sapete cosa mi disse il coordinatore degli anziani? (Tra l’altro mio carissimo amico).
Non avrai mica intenzione di sposarti, vero?”.
Non so perché avessero avuto tutti questo atteggiamento nei miei confronti, visto che sono sempre stato una persona gentile e fin troppo sensibile e disponibile con tutti loro; penso fosse tutta invidia perché io ero, e sono, giovane e istruito mentre loro non lo erano affatto.
Addirittura quel fratello che iniziò a parlar male di me alle spalle disse queste testuali parole: “Si è appena battezzato, è ancora UMIDO, e vuole già trovare una fidanzata?”. (Umido alludeva al fatto che fossi appena battezzato e, quindi, ancora bagnato).
Non dimenticherò mai quelle parole.
Mi hanno ferito moltissimo.

Nessuno lì dentro ha mai compreso veramente i miei sentimenti e le mie emozioni.

Quello che dice il signor Rocco Politi è verissimo: queste persone non solo non rispettano i diritti umani, ma calpestano anche la sensibilità delle persone e piegano le anime, le coscienze al volere dei loro capi, che non sono altro che dei tiranni.

Quando comunicai la mia decisione di volermene andare, cosa mi disse un anziano?
E’ giusto che tu abbia dei dubbi, se vuoi possiamo studiare insieme e cercare di risolverli.
Sicuramente ti porrai domande che noi non ci poniamo perché non abbiamo studiato e quindi non vediamo le cose come le vedi tu.
Ma, una volta che avremo terminato lo studio, non potrai avere sempre domande, non potrai sollevare sempre dei dubbi perché, a un certo punto, dovrai risolverli”.

Queste parole furono una rivelazione per me: capii di aver preso la decisione giusta e che fosse giunta l’ora di andarmene a gambe levate.

In pratica mi si stava dicendo che avrei dovuto spegnere il mio pensiero critico e la mia capacità di ragionare con la mia testa.

Queste persone plagiano la mente del prossimo.

Stanno commettendo delle atrocità mentali impressionanti.

Concludo con la frase che non dimenticherò mai.
Mi fu detta da un amico carissimo, nonché sorvegliante del corpo degli anziani (e per questo mi fece ancora più male).
Quando seppe della mia decisione mi telefonò e, anziché aiutarmi e sostenermi come avrebbe fatto Cristo, sapete cosa mi disse?
Sei consapevole che, quando verrà fatto quel famoso annuncio, tu verrai distrutto?”.(Allusione alla dichiarazione di “Pace e sicurezza”).

Non vi conosco di persona ma vi seguo sempre e ho avuto finalmente il coraggio e il desiderio di condividere con voi la mia esperienza perché so che voi potete capirmi e perché spero che possa essere di aiuto e di monito per tutti coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo covo di vipere.

E spero che possa smuovere le coscienze.

Dal profondo del cuore vi ringrazio per quello che state facendo.

Resto a disposizione e sarei ben felice di condividere la mia esperienza con gli altri, per questo do il mio consenso se ne vorrete parlare.

Con affetto Alberto

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20 agosto 2019
SONO STATO UN TESTIMONE DI GEOVA

Sono stato un Testimone di Geova, non sono sposato, sono figlio unico e vivo ancora con i miei genitori.
Ho conseguito una laurea in Lettere ed una in Filosofia, ma attualmente non esercito alcun tipo di professione.  
Ho fatto parte dei TdG per10 anni ricoprendo il ruolo di Proclamatore.  

Vorrei raccontare i momenti essenziali della mia esperienza come TdG, evidenziando quei dati che, secondo me, mi hanno provocato il disagio che vivo attualmente.  

All'età di 15 anni conosco un simpatico signore di circa 65 anni che abita nel quartiere in cui gioco a pallone con i miei amici.  
Questo signore, TdG, suscita il mio interesse per tre motivi: Innanzitutto mi si rivolge dandomi del «lei» nonostante la mia giovane età; mi mostra il nome di Dio sulla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, sostenendo che tutte le altre Bibbie lo sostituiscono con il termine Signore; mi assicura, per ultimo, che mentre della Chiesa Cattolica fanno parte anche i cristiani non puri, fra i TdG ciò non accade.  
«A noi non sfugge niente! » disse.  

Vengo invitato a frequentare la Sala del Regno.  
Riesco ad andarci qualche volta, ma subito mio padre me lo impedisce.  
Quell'ordine, quella precisione, quel particolare modo di accogliere gli estranei, proprio dei TdG però, fanno breccia nel mio cuore, che era quello di un giovane abituato a un certo rigore.
Dopo qualche tempo ho l'occasione di riparlare con un TdG e ritorno a frequentare le adunanze.  
Nuovamente vengo colpito dalla premurosa accoglienza che i TdG mi mostrano.  
Tutti mi salutavano e avevano premura nei miei confronti e per un figlio unico, cresciuto con una solitudine accentuata, era veramente tanto.

Vivere in questo clima ovattato mi procura inizialmente molta soddisfazione.

Tutto cominciò ad andare per il verso giusto, a scuola prima avevo problemi un po? con alcune materie, quando ero Testimone di Geova tutto andò bene.  
Ero più allegro anche in casa e i miei genitori notarono questo cambiamento.  

Una volta testimone di Geova diventai letteralmente, non lo dico in senso negativo in questo caso, una pecora... nel senso di Buon giorno!
Buona sera!
Che posso fare?  
Che cosa non posso fare?  
Ero veramente responsabile in questo senso...  

Cioè mi avevano messo in riga senza che io me n’ero accorto, ma io lo volevo, questa è la cosa più importante... io lo volevo, volevo essere messo in riga, non nel senso di ordine, volevo stare in un posto dove finalmente ci si riunisce per parlare solo ed esclusivamente di Dio.  

Non ne potevo più di ciò che vedevo io all'epoca in giro.
Volevo stare veramente con gente che diceva di conoscere la Bibbia, la conosceva e l'applicava.
In occasione dell'inaugurazione di una Sala del Regno riesco a convincere mio padre ad accompagnami, promettendogli che se quell'ambiente non fosse stato di suo gradimento non lo avrei più frequentato.  

Da quel giorno anche mio padre comincia a frequentare le adunanze dei TdG e giunge al battesimo due anni dopo di me.
Finalmente sento di aver raggiunto ciò che desidero: ordine, silenzio e tranquillità.  
Ma questo clima idilliaco viene sconvolto quando comincio a rendermi conto che la vita fra i TdG non è sempre perfetta.

Assisto infatti ad una bega fra alcuni anziani della Congregazione di cui faccio parte.  
Quindi quel mondo così tranquillo possedeva un tarlo.
Successivamente noto che quei modi calorosi propri dei TdG nella fase di accoglienza, si trasformano in un atteggiamento di rifiuto per chi se ne va.  
È un sintomo di lieve fastidio o angoscia, a che cosa mi riferisco??

Al fatto di non poter salutare gente disassociata.
Cominciai per la prima volta a notare che cosa si provava guardando una persona con cui parlavi e hai parlato fino a un giorno prima, e che non potevi salutare, in base alla Scrittura della 2° lettera di Giovanni che diceva che chiunque va avanti e non porta l'insegnamento che ha ricevuto non deve meritare più
il saluto.

Ecco quel sorriso che diventava rifiuto mentale della persona che se ne andava.  
Tali piccole crisi vengono superate perché sono ancora forte la convinzione di far parte dell'unica, vera, santa e approvata Organizzazione di Dio.
Dovendo trovare una valvola di sfogo a tutte le imposizioni del gruppo, comincio a comportarmi in modo reattivo.  

Il mio comportamento cominciò a farsi esuberante, perché chiaramente io potevo paragonarmi ad una pentola a pressione che non veniva mai aperta.  
Cominciai a questo punto a sfogarmi in un'altra direzione, cominciai ad esempio a difendere, nel senso che andavano capiti, i drogati, gli omosessuali, gli infelici.

Finché parlavi di infelici, al limite potevi essere capito, quando parlavi di drogati e di omosessuali i Testimoni di Geova si scatenavano.  
C'era un odio feroce, un odio puro, specialmente contro quest’ultima categoria.  

Ma il timore di abbandonare l'Organizzazione di Dio, che offre tutto ciò di cui un uomo ha bisogno, e di ritrovarsi nuovamente sperduto e solo, mi fa ancora chiudere gli occhi e accettare tutto incondizionatamente.  
In conformità con i principi di neutralità proposti dalla Società Watch Tower decido di non svolgere il servizio militare e di andare, invece, in carcere.  
Durante il periodo di reclusione ho modo di riflettere sulla mia vita e sulle mie scelte.  
All'uscita dal carcere, tronco la relazione instaurata in precedenza con una ragazza TdG subendone un trauma.  

Qualcosa comincia a cambiare in me.  
Mi sento sempre più stretto nella morsa delle regole.  
Vivo un rapporto tormentato con un Dio sempre presente e pronto a punire tutti i trasgressori.  

Dopo un diverbio con gli Anziani della mia Congregazione, perché avevo preso le difese di un omosessuale, vengo processato e infine espulso.
Dissi: Sentite, se non dà fastidio possiamo tenerlo nella Sala, non è battezzato...comunque può venire!
Purtroppo lo difesi a spada tratta, e loro rivoltarono la matassa e dissero:
Chi difende queste persone è come loro!....  
A quel punto io per dispetto risposi: E se lo fossi, che vi interessa?.  
Non potevo rispondere così!...  
Non dovevo permettervi di rispondere una cosa del genere.  
Loro presero la palla al balzo...e letteralmente fui umiliato, fui trattato come un perfetto imbecille? ma che dico imbecille?
Non esistevo più, tutte le volte che tentavo di parlare?  

Qui non siamo all'Università!...  
Qui non siamo ad una conferenza stampa...  
Qui siamo davanti all'Organizzazione!..  
O tu rispondi in base a quello che sai o tutto ciò che dici noi non lo teniamo minimamente in considerazione!  
Attraverso un periodo estremamente critico, una generica sofferenza mi imprigiona e mi ostacola nella conduzione della sua quotidianità.  
Sviluppo, quindi, un quadro di marca nevrotica con sintomi ossessivo-compulsivi.

Cominciavo per esempio a uscire sempre col piede sinistro, poi se dovevo toccare una cosa la toccavo
6-7 volte.  
Non salivo sul tram numero 17.  
Vivo una situazione di disagio e di sofferenza che mi porta a eccedere nell'uso dell'alcool.

Ricordo le parole continuamente ripetute in Sala («Dove andrete fuori di qua?») e sprofondo nei sensi di colpa per aver abbandonato quella organizzazione.  
Dal punto di vista spirituale ero solo, solo e diverse volte ho pensato al suicidio.  
Mi allontanai per un po’ dalla religione diventando ateo fino a quando, nel '91 ricomincia a frequentare il gruppo su invito della Congregazione.  

Io stavo rientrando di nuovo nel ‘91.  
In quell'anno fui invitato di nuovo perché il CD pubblicò una circolare interna e anche pubblica in cui si diceva che i fuoriusciti che non avevano parlato male dei Testimoni di Geova
potevano essere reintegrati.

Chi parla è chiamato apostata.  
I Testimoni di Geova ce l'hanno con gli apostati... sono quelli che scoprono le loro magagne bibliche... e loro non permettono di parlare.

Difatti l'imposizione di non parlare è un trucco vero e proprio, perché è un sistema di difesa...  
Loro non permettono che qualcuno possa scalfire sia pur di poco la loro parola.  

Nello stesso periodo acquisto un libro in cui venivano menzionati i passi biblici falsificati dalla Società Watch Tower.
Quando mi rendo conto che molti passi biblici erano stati effettivamente modificati, decido definitivamente di
allontanarmi dai TdG.

Quando mi accorsi che i passi erano cambiati, opportunamente cambiati, ebbi come un'illuminazione... dissi Dio, a chi mi sono dato io?  
Scoprirlo mi fece stare ancora più male.  

Dopo qualche tempo sono entrato nella Chiesa Cattolica.  
R.R.

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