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TESTIMONE DI GEOVA: PUÒ RIFIUTARE LA TRASFUSIONE DI SANGUE?

sangue Jun 21, 2022

Diritto di autodeterminazione e libertà religiosa: al Testimone di Geova si può imporre il trattamento sanitario con trasfusione di sangue se ha firmato il consenso informato?

La religione vieta ai testimoni di Geova le trasfusioni di sangue. Ma come si pone il rapporto tra la libertà religiosa e la nostra legge? In altri termini, quando è in gioco la vita del paziente e il medico si trova a dover fare una scelta per salvare quest’ultimo potrebbe agire indipendentemente dal suo volere? 

Il testimone di Geova può rifiutare la trasfusione di sangue?

Come noto, il nostro è uno Stato laico. “Laico” non significa che non ha una religione ufficiale, ma che rispetta tutte le religioni, ivi comprese quelle meno diffuse. E il rispetto della religione implica anche la libertà di aderire a scelte che possono apparire, agli atei o agli appartenenti ad altre confessioni religiose, poco razionali. E siccome è sempre la nostra Costituzione che vieta i trattamenti sanitari obbligatori, a meno che non siano necessari per la sicurezza o la salute pubblica (si pensi ai vaccini imposti dalla legge per la prevenzione e il contrasto delle malattie infettive), nessun medico può imporre al testimone di Geova la trasfusione di sangue, neanche se necessaria a salvargli la vita. Ma le cose vanno diversamente quando si tratta di un minorenne.

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Proprio di recente si è prospettato un caso in Cassazione [1]. Ai giudici supremi è stato chiesto se il Testimone di Geova può rifiutare la trasfusione di sangue dopo aver firmato il consenso informato e aver quindi accettato il trattamento sanitario stesso prospettatogli dal medico.

Secondo la Corte, bisogna sempre garantire al Testimone di Geova la libertà di autodeterminazione in materia di trattamento sanitario a tutela della sua libertà di professare la propria fede religiosa anche laddove vi sia un pericolo di morte. Egli dunque ha il diritto di rifiutare l’emotrasfusione pur avendo prestato il consenso al trattamento sanitario se, al momento della firma di tale documento, ha chiarito in modo chiaro ed espresso al medico, di non volersi sottoporre a qualsiasi trasfusione sanguigna, neanche se dovesse essere in pericolo di vita. Con questa esplicita condizione, il medico non può procedere all’emotrasfusione, neanche se il paziente sta per morire e ha bisogno del sangue “nuovo”.

Cosa succede dunque se un testimone di Geova subisce una trasfusione pur non avendola mai autorizzata o avendo prestato successivamente il suo diniego? Egli avrà diritto al risarcimento del danno morale, in quanto si è visto ledere un diritto costituzionale, quello alla libertà religiosa.

Il principio formulato dalla Cassazione è dunque quello secondo cui il nostro Stato riconosce il diritto di rifiutare la terapia trasfusionale anche in presenza di consenso al trattamento sanitario e nonostante il pericolo di morte, ma sempre a patto che tale rifiuto sia chiaro.

Dicevamo poi che per i figli minorenni valgono altre regole. Nel contrasto tra genitori sulla possibilità di sottoporre il figlio a trasfusione, deciderà il tribunale che, di solito, valutata la necessità del trattamento, lo autorizzerà nonostante il diverso “credo” del padre o della madre. Invece, nel caso in cui entrambi i genitori decidano di impedire al figlio minore la trasfusione, con ciò determinandone la morte, più di un giudice ha confermato la condanna per omicidio colposo, seppur con l’attenuante per avere agito per motivi di particolare valore morale e sociale.

 

Leggi l'intero articolo (incluso la sentenza) direttamente dalla fonte:

https://www.laleggepertutti.it/575680_testimone-di-geova-puo-rifiutare-la-trasfusione-di-sangue

 

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