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ABUSATO A 14 ANNI, I TESTIMONI DI GEOVA CACCIANO IL COLPEVOLE

abusi sui minori Jun 16, 2022

Il pedofilo cinquantenne condannato a tre anni di carcere, ora sta affrontando un percorso di cura

I genitori non capivano perché il figlio, 14 anni, all'improvviso non volesse più andare a casa di quell'amico di famiglia che frequentavano spesso, facendo tutti parte della congregazione dei testimoni di Geova. Allora il ragazzo aveva detto loro di quelle due volte in cui, trovatosi da solo, l'uomo - di 40 anni più grande - aveva abusato di lui.

Una volta durante una vacanza in montagna, un'altra volta attirandolo a casa con la scusa di un videogioco. E lì lo aveva legato e sottoposto a un gioco erotico anche con un coltello.Un racconto tanto sorprendente che all'inizio i genitori non avevano voluto credere alle parole del figlio.

Ed era caduto loro il mondo addosso quando l'uomo, chiamato a un confronto, aveva ammesso le sue responsabilità. Lo aveva fatto anche davanti al consiglio degli "anziani" della comunità, che subito aveva allontanato l'autore degli abusi in attesa che si chiarisse la sua posizione e che aveva spinto il giovane a denunciare tutto alla magistratura.

Ma già prima che iniziasse il procedimento penale (e dopo aver tentato il suicidio per la vergogna) l'uomo ha iniziato un percorso di terapia psicologica per curare la sua patologia e frenare i suoi impulsi sessuali, e ancora oggi è in cura al Sert.

Tre gradi di giudizio hanno ritenuto colpevole l'uomo, difeso dagli avvocati Fulvio Violo e Alice Abena, che è stato condannato a tre anni di carcere, pena cristallizzata dalla Cassazione che ha anche confermato un risarcimento di 20 mila euro per la famiglia del ragazzo, assistita dall'avvocata Sonia Maria Cocca. La Cassazione ha specificato che la gravità dei fatti non sta solo "nell'età adolescenziale del soggetto abusato ( che aveva quattordici anni quando fu perpetrata in suo danno la prima violenza e quindici anni da poco compiuti in occasione della seconda), ma anche nel forte vincolo che legava da tempo la famiglia della vittima e l'imputato, ascrivibile alla comune appartenenza alla confessione dei Testimoni di Geova".

Già la Corte d'appello di Torino aveva insistito sull'appartenenza alla stessa congregazione, chiarendo che " è noto che tale religione impone tra gli aderenti vincoli particolarmente serrati di mutuo soccorso e di aiuto reciproco che li porta maturalmente a fidarsi ciecamente uno dell'altro". Non solo: secondo i giudici "occorre ricordare che l'imputato ha ammesso gli addebiti e tale circostanza induce a ritenere che egli abbia approfittato consapevolmente dell'affidamento che i familiari e lo stesso ragazzo riponevano su di lui".

 

Fonte:https://torino.repubblica.it/cronaca/2022/06/16/news/abusato_a_14_anni_testimoni_di_geova_cacciano_il_colpevole-354147394/

 

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