Vita e Amore oltre la Watchtower: liberarsi dalla trappola degli abusi emotivi - Quo Vadis aps

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  16 settembre 2019
Vita e Amore oltre la Watchtower:
liberarsi dalla trappola degli abusi emotivi

Organizzazioni e individui narcisistici utilizzano le stesse tattiche nei loro tentativi di controllo

Di recente ho avuto il piacere di unirmi ad un gruppo di supporto Facebook per ex-Testimoni di Geova donne. Leggendo i post, ho notato due fenomeni interessanti.
Il primo che ho notato sono le citazioni e i meme per incoraggiare le donne e aiutarle a riprendersi dall’indottrinamento settario. Erano gli stessi che avevo visto su altri forum a cui avevo aderito dedicati al recupero da relazioni violente. Il secondo erano i post scritti dalle stesse donne del gruppo. Molte erano rimaste coinvolte in relazioni romantiche abusanti, sia psicologicamente che di altro genere. La similitudine non era una coincidenza.

Non sorprende che la vulnerabilità – a causa di una natura empatica, una necessità di stabilità o comunità o una storia di abusi – renda soggetti alla manipolazione. Lo stessa cosa vale sia che una persona sia vittima di una religione coercitiva che di un partner coercitivo. Ma c’è un ulteriore livello per coloro che sono già state vittime della prima. Direi che essere donne in una religione abusante ci predispone a soccombere alle tattiche impiegate da partner psicologicamente abusanti ed emotivamente violenti. Questa osservazione non intende in alcun modo colpevolizzare neanche solo parzialmente le vittime, ma solo cercare di spiegare come le persone sfruttatrici scelgono le loro prede. Spesso sono le nostre migliori qualità a renderci così attraenti per loro.

Anche se questo tipo di abuso non conosce sesso e anche gli uomini possono, e succede, ritrovarsi vittime di abusi emotivi, le donne devono affrontare una dimensione aggiuntiva di controllo coercitivo in una religione come i “Testimoni di Geova“, in cui ci si aspetta che siano deferenti non solo verso l’organizzazione, ma anche verso i loro mariti. L’unico modo per liberarsi da questo ciclo di abusi è quello di potenziare noi stessi con la conoscenza districando la complessa rete di strategie utilizzate dagli abusatori ed esaminando il modo in cui questo trattamento è razionalizzato dalle loro vittime.
In questo articolo farò spesso riferimento all’abuso narcisistico, in quanto è molto simile alla manipolazione calcolatrice, intenzionale e di sfruttamento che un’organizzazione coercitiva come la Watchtower utilizza nella sua retorica. Userò anche la parola “vittima” per chiarezza e semplicità, ma coloro che hanno subito abusi psicologici sono molto più di questa parola. Sono sopravvissuti, induriti e forgiati in un crogiolo destinato alla distruzione della loro salute mentale, della loro autostima, fiducia e speranza. E non è un’esagerazione dire questo.

Caratteristiche simili
Una cosa che quasi tutte le vittime di abusi narcisistici diranno è che ogni articolo che leggono sull’argomento sembra descrivere perfettamente le loro esperienze. L’aggressore sembra ritagliato dallo stesso foglio di pasta per biscotti. Allo stesso modo le sette hanno una serie di caratteristiche alle quali tutte le loro varianti sembrano conformarsi. Ciò rende i due abbastanza semplici da identificare, in teoria, che è il primo passo per approntare delle difese contro di loro. Ciò che era amorfo e faceva paura ora ha un nome e conosciamo le armi nel suo arsenale.

Può essere sbalorditivo riconoscere che così tanti individui diversi, di diversa estrazione sociale e provenienza, possono tutti mostrare le stesse caratteristiche e usare gli stessi stratagemmi per soggiogare le persone. Ma la psicologia umana è abbastanza prevedibile. Segue degli schemi. È per questo che possiamo studiarla. E sono proprio questi schemi che gli individui e le organizzazioni manipolatori e assetati di potere sfruttano per mantenere le loro vittime in uno stato perpetuo di sottomissione e rispetto.
Coloro che scelgono di manipolare gli altri sono maestri della psicologia. Sono in grado di attrarre le loro prede – e tenerle prigioniere – con una precisione ed efficienza inquietanti.

L’obiettivo è lo stesso: perseguire i propri scopi, mantenere saldamente il potere nelle loro mani e reclutare altre prede. I narcisisti, ad esempio, si nutrono di conferme esterne, motivo per cui le loro vittime vengono spesso definite “approvvigionamento”. Privi di autostima, cercano conferma all’esterno per nutrire il proprio ego scegliendo partner attraenti e di alto livello che sono generosi di affetto, fiducia e ottimismo. Sono attratti come delle sanguisughe da queste qualità allettanti e le sfoggiano per riflesso, sfruttando i “punti deboli” delle loro prede, come la tendenza a vedere il bene e a fidarsi degli altri.

Cercherò di non de-umanizzare (una personalità narcisistica è il risultato della genetica spesso combinata con fattori ambientali negli anni formativi, come traumi o eccessiva adulazione), ma è una sfortunata realtà che il comportamento usuale del narcisista sia una mentalità di vittoria a tutti i costi che prevede la proiezione sugli altri e l’utilizzo delle relazioni esclusivamente per guadagno personale.
I gruppi coercitivi operano in modo molto simile. Costruiti su una base debole di “verità” non convincenti per le quali vi sono pochissime o nessuna prova o valore intrinseco, questi gruppi devono propagarsi, perpetuare e mantenere il loro potere a tutti i costi. Lo fanno attraverso ricatti emotivi, manipolazioni, appelli propagandistici e paura dell'”esterno”, mantenendo i membri isolati da qualsiasi minaccia che smascheri tali gruppi per quello che realmente sono. Proprio come i narcisisti che, attraverso la triangolazione, si avvalgono di terze parti per diffamare o screditare le loro vittime, questi gruppi usano gli stessi membri per reclutarne altri e mantenerli in linea. Lo scopo, alla fine, è lo stesso. La bilancia del potere deve pendere dalla loro parte.
Può sembrare un paradosso, ma è probabile che coloro che sono state vittime di un rapporto abusante ne cadano vittime di nuovo, se non conoscono le tattiche dei narcisisti.

Love bombing
Si dice che i narcisisti promettano sogni solo per realizzare incubi. Se il fascino del coinvolgimento non fosse così potente, molte meno persone cadrebbero vittima dei loro abusatori.
Sia i narcisisti che i culti usano il “love bombing” nella fase iniziale. Adattano i loro messaggi ai nostri bisogni, ci promettono affetto, una famiglia, la redenzione, un bel futuro in condizioni paradisiache. Ci lusingano e inevitabilmente abbassiamo le nostre difese. Vediamo in loro un’anima gemella o, nel caso di un’organizzazione, uno scopo e una ragione per sperare in una vita migliore. Il Dio di Amore ci vuole nel suo abbraccio. Questa persona, che sembra troppo bella per essere vera, ci ha scelto. Ci sentiamo onorati. Abbiamo abboccato. Questo amore è una delle due emozioni più potenti. L’altra è la paura.

Carota e bastone
Nel momento in cui siamo a nostro agio e ci stiamo crogiolando nel confortevole tepore dell’affetto e dell’idealizzazione, apprendiamo presto le regole che dovremo rispettare per mantenere questo favorevole e delicato equilibrio. Dopo aver fatto il nostro investimento emotivo, apprendiamo che l’amore è condizionato. Sgarriamo di un millimetro e la stessa mano che ci ha offerto i nostri sogni su un piatto d’argento ora farà abbattere su di noi la punizione: ci volterà le spalle freddamente, ci terrà a distanza, un netto cambiamento nel comportamento.

Gruppi e individui violenti attirano le persone con promesse di ricompense e quindi depredano le loro insicurezze
Dove prima venivamo elogiati, ora veniamo svalutati. La dissonanza cognitiva insorge e noi lottiamo per venire a capo di questo cambiamento alla luce della persona che pensavamo di conoscere. Per quale motivo un Dio di amore dovrebbe isolarci dagli amici e dalla famiglia? Perchè la persona che pensavamo fosse la nostra metà mancante, la persona che ci inondava di così tanti elogi, ora ci getta via? La colpa deve essere nostra.

Quindi aumentiamo i nostri sforzi per compiacerla. Rispettiamo le regole e la ricompensa che ne segue ci condiziona a farlo anche in futuro. L’abbraccio, letterale o metaforico, che segue un episodio emotivamente devastante fornisce un sollievo di proporzioni euforiche – letteralmente. Alternando amore e paura, i manipolatori stringono e rafforzano i nostri legami con loro attraverso il trauma, condizionandoci a comportarci in un certo modo. Quando vediamo in qualcuno la capacità di placare le nostre paure, siamo disposti a fare quasi tutto per rimanere nelle loro grazie. Ciò provoca l’erosione sistematica dei nostri confini.

Confini
Dio disciplina colui che ama. Il dolore che sentiamo per essere stati tagliati fuori dagli amici e dalla famiglia è una manifestazione di amore, serve alla nostra riabilitazione e reindirizzamento sulla strada giusta. La paralizzante insicurezza e la solitudine che sopportiamo durante una fase di abbandono è un modo per mostrarci che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. Chiunque metta in dubbio la validità di questo trattamento è un “ex” pazzo o un apostata. La vera “vittima” è quella la cui autorità è stata messa alla prova.
Gli effetti di questo squilibrio di potere, creato attraverso sentimenti di dipendenza dall’aggressore per ripristinare la nostra autostima e senso di valore, danno luogo a una dinamica peccatore-salvatore. Noi siamo nulla senza di loro. Non siamo degni. Abbiamo bisogno di loro per salvarci. E loro sanno di cosa abbiamo bisogno per essere felici. Se li lasciamo, se non ci sottomettiamo, il prezzo da pagare sarà la dannazione. Ci viene fatto sentire come se fossimo noi il problema. Cominciamo a chiederci in ogni situazione se stiamo facendo la cosa giusta.

Qui sta la radice del problema. La nostra risposta condizionata per ripristinare la pace, per tornare ai bei tempi, cancella i nostri confini. È la nostra riluttanza a stabilire dei limiti, dei confini fermi che nessuno può attraversare che ci predispone a rimanere intrappolati in un ciclo di abusi. Quando ci viene detto, sia da un partner o gruppo manipolatore, che le nostre passioni, i nostri hobby, il nostro tempo, il nostro auto-miglioramento devono essere tutti sacrificati per servire, diventa troppo facile per noi chiederci se qualsiasi cosa che facciamo è mai abbastanza.

Indulgendo all’idea che siamo egoisti nel distogliere del tempo e dell’attenzione dal servizio verso un’organizzazione o una persona e dedicarlo a noi stessi, arriviamo a una totale cancellazione del nostro io accompagnata da persistenti sentimenti di colpa, disprezzo di sé e vergogna. Se parliamo dei nostri sentimenti, delle nostre reazioni e dei nostri limiti, stiamo mettendo noi stessi al primo posto.
Questa invalidazione della nostra personalità, di tutto ciò che costituisce il nostro “io” separato dal nostro partner o dal gruppo coercitivo, è il risultato finale di una graduale cancellazione dei confini. Ci porta a credere che possiamo assumerci un numero infinito di responsabilità, che se siamo stanchi è perchè siamo deboli, che possiamo sempre dare più di noi stessi, che “l’amore copre tutti i peccati” o che se preghiamo abbastanza, se facciamo più attenzione, possiamo entrare nelle loro grazie.

Spezzare il ciclo
Quando le donne a cui viene insegnato che sono un pozzo inesauribile di risorse emotive entrano in una relazione, è spesso con la mentalità che possono e devono salvare il loro partner, che possono sopportare qualsiasi cosa (anche un abuso fisico) e che devono fare tutto questo con stoicismo, “dignità” e spirito di perdono.

La generosità e l’operosità emotiva possono derivare solo da una notevole forza ma a quale costo e, per usare un’espressione familiare, quale “frutto” produce tutto ciò? Dobbiamo affrontare la realtà davvero poco romantica che gli abusatori non cambiano solo perché nutriamo i loro bisogni; a volte, il costante perdono ottiene invece l’effetto opposto. Rafforza in loro l’idea che possano cavarsela con niente per come ci trattano, perchè saremo sempre lì ad accarezzare il loro ego. Quando ci viene insegnato a dare senza riserve, impariamo a non chiedere mai ciò che è giustamente nostro, a non chiedere mai aiuto, a sopportare il nostro peso in silenzio.

Per liberarci da questo tipo di pensieri, incoraggiato sia dalla Watchtower che dalla società in generale, dobbiamo abbandonare l’idea che siamo meritevoli di amore solo tanto quanto possiamo sopportare. L’amore non copre lividi e cicatrici, sia visibili che invisibili. L’amore non copre il degrado. Non copre la negligenza. L’amore per l’altro non deve mai superare l’amore per noi stessi. E non è egoistico dirlo. È un’affermazione della nostra dignità e vale indipendentemente da una conferma esterna. È l’opposto dell’egoismo e del narcisismo.

Come donne che sono sfuggite dalle grinfie di un’organizzazione coercitiva, dobbiamo usare le nostre conoscenze per riconoscere ed evitare le trappole della manipolazione e liberarci una volta per tutte dalle “verità” e dalle persone che promettono più di quanto possano fare, se mai avessero intenzione di farlo davvero.

By Sarah Mills
fonte: jwanalyze Roberto

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