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SEI MANIPOLATO PSICOLOGICAMENTE DA UNA SETTA?
 

La storia ci racconta di moltissime sette riuscite, con i loro credo, a plasmare la mente di tante persone. Persone, spesso, con un alto livello sociale, una buona cultura e prive di disturbi mentali.
Allora viene da chiedersi: «Come può succedere?».
 

La trasformazione del pensiero, del comportamento e delle abitudini quotidiane, della persona coinvolta nella setta, possono essere comprese analizzando i meccanismi psicologici che si attivano nel soggetto per giustificare la sua “nuova vita” come adepto.
Nelle sette ci sono regole da seguire che, secondo Cialdini (2001), sono riconducibili a strategie cognitive fondamentali:
 
 
-      impegno e coerenza: cioè l’impulso ad essere coerenti col resto del gruppo;
 
-      reciprocità: il bisogno di contraccambiare favori veri, o presunti tali;
 
-      riprova sociale: tendenza a ritenere maggiormente validi i comportamenti o le scelte                 
       che vengono effettuati da un elevato numero di persone;
 
-      autorità: le affermazioni sostenute da una figura di rilievo accrescono la valenza persuasoria;
 
-      simpatia: attraverso la costruzione di legami di simpatia e “similitudine” tra persuasore e persuaso,
       è più facile ottenere la modifica degli atteggiamenti.
 

Vi sono, comunque, delle variabili psicologiche ricorrenti nelle perone che entrano in una setta:
 
• L’appartenenza ad un gruppo (la setta) genera volutamente negli adepti la convinzione di essere
  importanti e contrasta la sensazione di inadeguatezza sociale.
 
• Il carisma del capo bilancia l’insicurezza dei soggetti che entrano nella setta.
 
• La credenza del gruppo riduce l’ansia (es. della morte, della malattia).
 
• L’appartenenza al gruppo e il confronto pilotato aumenta l’autostima.
 
• La setta soddisfa bisogni di dipendenza e sottomissione da parte di soggetti con determinati profili di   
  personalità.
 
• Il gruppo fornisce l’opportunità di creare relazioni interpersonali per soggetti con difficoltà relazionali;
 
• I membri possono arrivare da vissuti di solitudine e storie di disgregazione familiare e sentirsi parte di
  una “famiglia” nella setta;
 

La setta è un sistema relazionale basato sulla dipendenza dal leader e dal gruppo.
 

Quali sono i motivi per cui le persone seguono, spesso incondizionatamente, il leader?
 

La risposta si trova nelle caratteristiche del leader, una persona dalla personalità narcisistica, che vanta successi personali e si autodefinisce; una persona che dedica molto tempo a costruire e curare la propria immagine sociale e sicuramente un bravo oratore.
Il leader ha il potere assoluto nel gruppo, definisce scopi e ruoli e assegna premi e punizioni, con l’obiettivo di mantenere un equilibrio ed una forte coesione nel gruppo.
La convinzione di essere parte di un gruppo viene usata per dividere il giusto dal non giusto e per dare senso al mondo.
Le differenze tra il gruppo e il resto del mondo vengono esagerate, mentre la somiglianza tra i membri è enfatizzata, viene promosso il conformismo.
Questo crea quindi una netta distinzione fra chi è dentro il gruppo (in-group) e chi è fuori (out-group).
Ogni membro per raggiungere il risultato desiderato (salvezza spirituale, successo promesso o altro) non deve far altro che comportarsi secondo le regole del gruppo e rimanervi dentro.
Un comportamento diverso è considerato inaccettabile, per questo molto spesso è difficile uscire dal “pericoloso mondo” costruito.
Per non far allontanare gli adepti, spesso si fa leva sull’emozione della paura: di tornare ad un prima che non era soddisfacente e dove vi erano dei problemi sociali, economici o di salute.
Il pensiero critico del singolo viene quindi offuscato e sostituito dal pensiero del leader diffuso e perpetrato nel gruppo.
 

Inoltre, le sette esercitano un enorme controllo sui propri seguaci dato dalla somma delle seguenti tipologie di controllo:
 
• Controllo del comportamento
 
• Controllo del pensiero
 
• Controllo delle emozioni
 
• Controllo delle informazioni.
 

Qualcuno direbbe «arrivati ad un certo punto come è possibile non accorgersi che qualcosa non va?»
Se la persona dentro la setta ad un certo punto mettesse in dubbio un compito assegnato, sarebbe costretto forse a mettere in discussione ciò che c’è a monte, creando un disagio insopportabile (“Teoria della dissonanza cognitiva”; Festinger, 1957: “un individuo che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro incoerenti, si trova in una situazione emotiva insoddisfacente”) tutto viene così razionalizzato e giustificato per ristabilire l’equilibrio psicologico.

La creazione di riti, linguaggi, stili di vita caratteristici (diete, modi di vestire), simboli e loghi, che appartengono solo alla setta e che li distingue, ha un ruolo persuasivo molto forte, il tutto acquista un senso, un significato se ricondotto alle nuove credenze.

Vengono proposte continue attività da fare, che distraggono da un potenziale pensiero personale di dubbio. Un potente processo di autopersuasione, infine, si attiva quando gli adepti sono invitati a diffondere il credo per cercare nuovi membri.
Nel momento in cui la persona deve convincere dell’importanza del far parte di quella setta un altro, deve convincere prima se stesso.

Dr.ssa Eleonora Strappato: Psicologa del lavoro; Psicoterapeuta


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