LA LOTTA PER USCIRE DALLA WATCHTOWER. - Quo Vadis aps

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31 agosto 2019
LA LOTTA PER USCIRE DALLA WATCHTOWER

Immagina qualcuno che è stato in prigione per 30 o 40 anni.
Peggio ancora: immagina qualcuno che è nato ed è stato cresciuto in prigione.

Il punto di vista di quella persona, la sua concezione, ad esempio, di quello che significa una buona giornata o una brutta giornata, sarà ristretto e confinato all’interno dei limiti di quelle mura.
Delle persone che sono state in prigione per un lungo pe-riodo di tempo, si dice che sono state istituzionalizzate.

Alcune di queste persone commettono crimini solo per po-ter tornare in prigione, perché non sanno come vivere nel mon-do reale: hanno bisogno che gli venga detto a che ora alzarsi, a che ora è il pranzo e quanto tempo hanno per stare in cortile, in pratica, tutto quello che possono e non possono fare.
Nel mondo reale non possono sopravvivere, perché non sono mentalmente attrezzati

Per molti Testimoni di Geova questo è come ci si sente quando si esce dall’organizzazione.
Puoi immaginare di far par-te da sempre di un gruppo di persone che vivono in una città isolata dal resto del mondo, dove tutti pensano allo stesso modo, tutti si vestono allo stesso modo, ecc. I
n questa città ogni presa elettrica è strana, ha cinque fori e tutti i dispositivi che conosci, i tuoi elettrodomestici, hanno questa strana spina. Durante tutta la tua vita, hai sempre visto quel tipo di presa elettrica.

Immagina che un giorno vieni cacciato da quella città. Por-ti i tuoi elettrodomestici e i tuoi dispositivi elettronici con te e ti rendi conto che fuori non puoi collegarli. Pensi che qualcosa non va con la presa a muro, quando in realtà sono i tuoi cavi elettrici che devono essere modificati.

Allo stesso modo, quando lasci un’organizzazione totaliz-zante come la WTS, è la tua mente che ha bisogno di essere ricablata e fino a quando non lo facciamo, ci mancherà la base per essere felici.

La nostra vita non è molto piacevole se non siamo felici, se non viviamo davvero per condividere i nostri doni, per vivere i nostri sogni, per raggiungere il nostro massimo potenziale come esseri umani.

Una scrittrice e poeta una volta ha detto che non c’è agonia più grande di quella che deriva dal portarsi dentro una storia mai raccontata.

Troppe persone vivono un’intera vita e muoiono con tutti i loro sogni all’interno; la loro musica è ancora
tutta dentro: nes-suno vuole vivere così.

Un sacco di persone, quando smettono di essere Testimoni di Geova, la prima cosa che dicono è questa: ora sono finalmente libero!

Sei ben lontano dall’essere libero, non hai idea di chi sei, hai abbandonato la tua intera identità
e questo non ti rende li-bero: sei in viaggio, c’è un sacco di lavoro da fare, devi costruire
una nuova visione della tua vita e, finché non lo farai, non sarai veramente libero.

E’ come se tu fossi appena saltato dal Titanic: puoi aver capito che la nave affonderà e che dovevi scendere, ma ora sei su una scialuppa di salvataggio, non sai dove sia la terra fer-ma, non puoi leggere le stelle,
non hai un timone, non hai una bussola, non hai il GPS, stai galleggiando in mare, è freddo, è umido, è buio, è spaventoso. Una parte di te vorrebbe tornare sulla nave: hai amici sulla nave, la nave era calda, confortevole ed era ciò a cui eri abituato.

Vorrei menzionare le cinque tappe che i Testimoni attra-versano, dopo aver lasciato la loro religione.

Il primo stadio è quello del dubbio.

Si attraversa questa fase mentre si è ancora dentro: si nota-no cose non sembrano corrette; potresti andare a un’assemblea e renderti conto di qualcosa di stonato o che quella che viene definita una nuova luce in realtà non lo è. Ricordo quando cam-biarono la definizione della “generazione”, nel 1995, che dentro di me da tempo stavo pensando: se arriva l’anno 2000 e la fine non è arrivata questa religione è nei guai.
Poi hanno cambiato l’intendimento. Ricordo di essere all’adunanza e gruppo di so-relle stavano dicendo fra loro piene di entusiasmo: avete sentito che bello il nuovo intendimento sulla generazione? Dentro di me pensavo: quell’intendimento dovevano cambiarlo per forza. Per me quella è stata la prima piccola crepa nel parabrezza. Quando la fessura è aperta, anche se piccola, poi si espande fino al crack definitivo.

Per alcune persone potrebbe essere stato il fatto di aver scoperto alcuni dei casi di abuso sui minori.
Altri hanno comin-ciato a nutrire dubbi dopo essere stati disassociati.

Quando quei dubbi si solidificano, si  passa alla fase due: quella della paura.

Ti rendi conto che viene minacciato il tuo sistema di cre-denze e a nessuno piace che il proprio sistema di credenze venga messo in discussione. Un tempo la gente pensava che la terra fosse piatta: per le persone che ci credevano, cambiare una cre-denza universale come quella fu qualcosa di estremamente dif-ficile. Capisci che stavi guardando il mondo attraverso delle lenti distorte e ora, togliendo gli occhiali, ciò che vedi ti sembra così diverso e spaventoso.

Hai paura di essere scoperto, hai paura che la gente possa sentire i tuoi pensieri. Immagina di essere sposato, con un paio di figli, stai dubitando e il tuo compagno o compagna non è sulla tua stessa linea di pensiero. Tutta la tua vita è stata costruita su quello che ora consideri una bugia.

Ti senti di essere un debole per lasciare “la verità” ed è quello che cercano di dirti, come se qualcosa non andasse in te.

E’ il coraggioso che lascia, è il coraggioso che dubita, è il coraggioso che dice: sono disposto a ricostruire la mia vita dac-capo.

Poi si giunge al terzo passo. E’ una fase intensa di rabbia e risentimento, per alcune persone, a seconda della tua perso-nalità. Per alcune la rabbia è rivolta contro se stessi. Ma per la maggioranza è un attacco verso altri.

Molti rimangono bloccati in questa fase per decenni per-ché sono concentrati su ciò che hanno perso, sulle opportunità sprecate, non riescono a pensare a nient’altro. Quando iniziano davvero a fare ricerche, si arrabbiano perché si rendono conto di essere stati parte di un inganno: ci si sente come Dorothy dopo che ha strappato il sipario e vede l’ometto che tirava i fili, nel film “Il Mago di Oz”.

E’ vero, sino ad ora non hai fatto le cose che avresti potu-to fare, non hai vissuto la vita che avresti potuto vivere, ma dal giorno in cui hai lasciato l’organizzazione, è diventata tua responsabilità cambiare la tua vita: non puoi incolpare i Testi-moni di Geova per il resto della tua vita, ad un certo punto devi assumerti la responsabilità di portare avanti la tua vita perché la vita non è facile per nessuno.

Ogni singola persona ha una storia con la sua dose di sof-ferenza. In questo momento, di sicuro qualcuno è stato investito da un autista ubriaco e non potrà più camminare: è giusto que-sto?

Qualcun altro ha appena avuto una diagnosi terribile di cancro: è giusto questo?

Qualunque cosa ci capiti nella vita, con quello dobbiamo vivere.
Dobbiamo andare avanti e lasciare la fase 3 per passare alla fase 4.

Per farlo dobbiamo vivere con gratitudine, dobbiamo con-tare le nostre benedizioni e non le nostre difficoltà. Se hai sfide reali nella vita probabilmente sono meno delle dita delle tue mani: sono meno di dieci.

Per la maggior parte di noi sono anche meno di cinque, ma se dovessi contare tutte le benedizioni, le cose che hai sempre dato per scontate, non potresti contarle. Ci sono così tante cose che vanno bene nella tua vita e che non apprezzi. Una schiena che non ti fa male, per esempio. Quando ti incomincia un dolore cronico alla schiena, allora dici: se questo dolore andasse via, sarei la persona più felice della terra.

La fase quattro è una fase di scoperta e per arrivare alla fase cinque quella di scoperta dobbiamo lasciare perdere il pas-sato, dimenticarci delle etichette: perdere l’etichetta di ex Testi-mone di Geova, ad esempio.

Solo tu puoi ridefinirti, nuovo di zecca, in qualunque modo tu voglia definirti. Permettiti di scrivere una nuova storia, di scrivere su di una lavagna pulita e di guardare tutto con occhi freschi. Un sacco di gente, come un pendolo, passa dall’essere un Testimone di Geova a definirsi ateo.

Non hai bisogno che la tua definizione di Dio sia quella che avevi quando eri un Testimone, perché se la lavagna è pulita e riesci a guardare tutto con occhi nuovi, scoprirai cose nuove e avrai una nuova visione della vita.

La tua mente è programmata dal momento in cui avevi cir-ca 8 anni e ti suggerisce il modo in cui vedere il mondo, il model-lo di vita da adottare.

Perché i bambini credono che esista Babbo Natale? Perché prima di quell’età non hanno un filtro per filtrare le informazio-ni: quindi quando qualcuno ti dice qualcosa, ci credi, istantane-amente, e per molti che sono stati allevati come Testimoni di Geova funziona allo stesso modo.

Se foste cresciuti in Iraq, sareste musulmani, e direste che il Corano è la Parola di Dio: siamo in buona parte frutto della programmazione ricevuta. Abbiamo tre componenti principali nella nostra mente:
il cosciente, il subconscio e il subconscio cre-ativo.

Ci piace pensare che siamo ciò che pensiamo coscientemen-te, ma questo è ben lontano dalla verità.

La nostra mente è come un iceberg: si vede cosa c’è sopra il livello dell’acqua, ma ciò che è sott’acqua è molto più grande. Siamo il prodotto del nostro cablaggio subconscio e ne saremo schiavi fino a quando non riprogrammiamo le nostre menti. Il tuo subconscio ha come degli schedari con dentro vari cassetti.
Ogni cassetto è un soggetto diverso della vita e in quel cassetto ci sono files che sono stati messi lì durante la tua vita.

I files che sono più importanti sono i più accessibili, nella parte anteriore. Sono le cose che hai fatto più spesso: ecco per-ché se ti leghi la scarpa con la mano destra non ci pensi ma, se tenti di legarla con la tua mano sinistra, scoprirai che devi pen-sarci perché il tuo cervello non è cablato per farlo in quel modo.

Parlando di cose ripetitive, non hai mai fatto qualcosa di così ripetitivo come quello che hai fatto come Testimone di Ge-ova. Questo è il motivo per cui la gente rimane bloccata: perché quei files sono ancora lì.

Quanti di voi, ad esempio, dopo aver lasciato l’organizzazio-ne sono entrati in un’altra chiesa e l’avete avvertita come l’espe-rienza più strana del mondo?

Oppure, ricordate quando per la prima volta hai digitato qualcosa catalogato come apostata e sentivate che vi tremavano le mani, pensando che il diavolo stava seduto proprio accanto a voi?

Occorre mettere nuovi files nella parte anteriore di ogni cassetto: tutte quelle cose tipiche da testimone di Geova, dovre-sti metterle in una scatola e spedirle in soffitta come i docu-menti delle tasse del 2009:
lascia che la polvere si depositi su quelle scatole.

Anche se non riesci a liberarti completamente dei pensieri accumulati nella tua mente, puoi renderli non importanti, non tirandoli fuori di nuovo. Come hanno fatto le nostre menti ad es-sere cablate in un certo modo? Perché i Testimoni di Geova dan-no le stesse risposte ad ogni domanda, quasi parola per parola? Questo si ottiene con la programmazione e la ripetizione.

Lo studio della Torre di Guardia ne è un esempio emblematico: prima di tutto ci si deve preparare a casa: si legge la domanda, poi si legge il paragrafo, poi si legge di nuovo la domanda, poi si sottolinea il paragrafo, poi si va a guardare una scrittura fuori contesto e si aggiunge Dio al mix, così ora sembra che il para-grafo provenga da Dio.

Se leggi quel versetto nel contesto, molto probabilmente non lo capiresti in quel modo, ma fuori contesto si può far dire alla Bibbia tutto quello che si vuole.

Poi vai all’adunanza: hanno letto la domanda, hanno letto il paragrafo, hanno letto di nuovo la domanda e tu rispondi dal paragrafo.

In ogni sala c’era quello che non leggeva la risposta dal pa-ragrafo perché gli piaceva fare ricerche e un po’ di studio appro-fondito. Il conduttore sempre cercava di evitare quella mano al-zata, semplicemente perché non stava giocando al gioco: è quel fratello che probabilmente non diventerà mai un anziano.

Questo è il modo in cui ti programmano, questo è il motivo per cui tutti rispondono allo stesso modo. Non si tratta solo dei Testimoni di Geova; i mass media, i politici, ecc., tutti cercano di programmare la tua mente, attraverso questo processo di ri-petizione. Se vuoi davvero andare avanti nella vita devi diven-tare un maestro nel custodire il tuo subconscio: decidi con cosa vuoi programmare la tua mente. Il problema, con un sacco di ex Testimoni di Geova, è che continuano a programmare la loro mente con cose da JW.

Gli esseri umani hanno un bisogno naturale di sentirsi im-portanti e come Testimoni ci siamo sentiti speciali per credere di essere in un’organizzazione speciale. Ci siamo sentiti speciali perché avevamo la verità e gli altri no, perché pensavamo di avere la conoscenza che altre persone non avevano. Poi si lascia quella religione e ora ci si sente meno speciali. Non si ha una carriera, sì, sono stato pioniere per 15 anni, ma che tipo di lavo-ro si può ottenere con quel curriculum?

Non ci si sente speciali al sentire che il mondo si è mosso a 200 chilometri all’ora e tu sei stato fermo. Ti senti il signor nessuno, non sai nemmeno come funziona il mondo. Per sentirsi ancora in qualche modo speciale, molti diventano anti Testimo-ni di Geova, ma è solo per riempire quel vuoto che sentono. Ora sei l’ex Testimone arrabbiato, ora ti senti meglio mettendo video su Youtube, all’ottenere un sacco di commenti da tutte le altre persone arrabbiate.

Chiedetevi sempre: mi porta questo nella direzione giusta per realizzare i miei sogni?

Spesso rimaniamo bloccati in questo tapis roulant di emo-zioni e le emozioni sono una delle cose più potenti della tua vita: sono come il carburante che metti nella tua auto.

Fai una pausa nella tua vita e cerca di lavorare davvero per pensare in modo positivo: devi fare uno sforzo consapevole per trovare cose nella vita che ti fanno sentire bene.

La maggior parte delle persone non hanno mai meditato realmente sulla domanda: chi sono io? Se non sai chi sei come puoi sapere dove vuoi andare? Troppe persone cercano di stabi-lire dove andare prima di capire chi sono.

Tu sei molto di più, qualcosa di molto più grande di un ex Testimone di Geova. Questo tuo viaggio, nella vita, non appar-tiene a nessun altro, né fratello, né sorella, né padre o madre. Sei stato creato unico e come nessun altro: i tuoi talenti e doni sono stati in parte messi sullo scaffale, ma ora è il momento di liberarti dalle catene della schiavitù.

Per esempio, nel mio caso, a 44 anni non sapevo di poter scrivere poesie, per fare un esempio di quanto fossi distaccato dalla mia vera essenza, dai doni che Dio mi aveva dato.

C’è qualcosa di speciale in ognuno di voi e il primo obiettivo

  • scoprire chi siete, per diventare felici: se vuoi essere un attivi-sta contro la WTS (io non lo sono), perché senti che questa è la tua chiamata, potrai farlo, ma devi prenderti cura di te, prima di tutto, non pensare di dover essere un attivista semplicemente perché sei arrabbiato.

Non essere qualcuno solo perché sei arrabbiato sprecando la tua vita concentrandoti su quello; scopri la ricchezza che c’è dentro di te, considera i doni che ti sono stati dati. Cerca di per-dere il senso della paura: tutti i gruppi chiusi usano la paura per controllare le persone.

La paura fa comodo: hai bisogno di un nemico, così hai bi-sogno di una speranza che può arrivare solo attraverso l’orga-nizzazione. Molti commettono l’errore d’immaginare la loro vita come un libro: stai scrivendo ogni capitolo del tuo libro e un nuovo anno della tua vita è un nuovo capitolo.

Se hai 50 anni, il tuo libro ha 50 capitoli. Invece di conti-nuare a scrivere lo stesso libro, mettilo sullo scaffale, dallo per terminato e comincia a scrivere un nuovo libro. Molte persone rimangono bloccate perché stanno cercando di riconciliare la loro vita di oggi con la loro vita di ieri.
Questo che vivi ora, è un nuovo libro, è un altro film, nuovo di zecca: non è nemmeno Rocky due, Rocky tre, Rocky quattro o cinque, no, questo è Ram-bo. Il protagonista è sempre Sylvester Stallone ma è un altro film.

I tuoi anni come Testimone di Geova li hai messi sullo scaf-fale, ora inizia un nuovo libro. Il mio libro chiamato “I miei anni come JW” è sullo scaffale, il contenuto non è tutto negativo, ci sono stati momenti positivi, ho anche dei buoni ricordi di quelle persone, mentre io ero quella persona, ma oggi non sono più quella persona.

E’ giusto andare avanti, scrivere un nuovo libro, con diversi personaggi, un diverso copione: così si inizia a lasciare andare la vecchia narrazione. Non è necessario dimostrare di avere ragio-ne, confrontandosi con quelle persone del tuo passato: tutti sono in viaggio, nel viaggio della loro vita.

Certo, occorre essere sempre pronti quando un Testimone di Geova desidera ascoltare, ma dobbiamo vedere la loro vita come il loro film: quando sono pronti ad ascoltare, possiamo aiu-tarli, ma non possiamo lasciarci trascinare nel loro film, non possiamo lasciare che ciò che pensano di noi influisca in modo determinante su di noi.

Cerchiamo di perdere le etichette anche nell’uso delle paro-le, secondo il vocabolario dei Testimoni di Geova. Non riferiamo-ci ad esempio alla “verità”, sì lo so che è solo un modo di dire, ma la mente nel subconscio conosce il significato della parola verità e la parola verità è una buona parola e avrai la tendenza a giu-dicare te stesso come qualcuno che ha agito contro la “verità”.

Se anche hai commesso errori, perdona te stesso, molte persone parlano del perdono di Dio e del perdono di Cristo, ma non perdonano sé stessi: gli errori sono parte dell’essere umano.

Dobbiamo permettere a noi stessi di elevarci oltre che quel-lo che eravamo: l’opposto di essere interessati in qualcosa non

  • odiarlo; l’opposto è vederlo con distacco, vedere i Testimoni di Geova come qualsiasi altra falsa religione, non essere arrab-biati con loro. Se sei infelice e sei arrabbiato i tuoi familiari o altra gente non ti seguiranno perché non vogliono essere come te. Prenditi cura di te stesso, dai valore in particolare a queste tre cose: corpo mente e spirito.

Fai attenzione ogni giorno a quello che stai leggendo e a cosa stai facendo per far crescere la tua mente in modo da non essere la stessa persona da qui a 5 anni. Il motivo per cui non guardo la televisione è perché mi piace essere intenzionale su quello che entra nella mia testa.

Vivi una vita intenzionale, per ispirare altri. Sviluppa quello che hai da offrire che rende la vita degli altri migliore.

Se pensi di non avere qualcosa che aggiunge valore alla vita di altre persone, sappi che non è vero: devi credere che ti è stato dato un dono, devi credere di avere qualcosa da condividere e che hai un’eredità da lasciare su questa terra mentre sei qui.

Credi, fai spazio a un sogno che è dentro di te, pensa alla scintilla che vedi negli occhi dei bambini piccoli: hanno questa incredibile scintilla nei loro occhi, poi spesso le persone invec-chiano e i loro occhi muoiono, smettono di brillare. Non lascia-re che una religione, che un fallimento passato, gli ostacoli del passato, gli abusi subiti spengano il tuo sogno. Lascia che il tuo passato diventi tuo alleato, che diventi tuo amico: qualcuno può imparare da te e qualsiasi cosa tu abbia passato diventerà una risorsa per aiutare altri. Dio ha messo qualcosa in ognuno di noi, la si sente, è lì: abbiamo solo bisogno di riscaldarla con ca-lore e sboccerà.

Coach Rod

proclamatoreconsapevole

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