LA FINE DELL'ESTATE - da un testimone di Geova - Quo Vadis aps

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  8 agosto 2019
LA FINE DELL'ESTATE
(da un testimone di Gova)

Mi hanno sempre fatto paura quelle interminabili file di automobili in autostrada, al ritorno dalle vacanze, al ritorno da quel mare così lontano, troppo lontano dalla città.

Chissà che persone ho avuto nelle auto a fianco durante gli anni, chissà quali sono state le loro storie, che nomi avevano, che cosa li aspettava alla fine di quel lungo viaggio.

In certi momenti eravamo tutti come sardine in scatole, ognuno col proprio carico di valigie da disfare appena entrati in casa e un mucchio di fotografie e rimpianti lasciati sul bagnasciuga.

Provate ad immaginare, su ognuna di quelle automobili, le esperienze vissute durante un'estate.
Magari si poteva trovare la famiglia con figli a carico, rumorosi e costantemente agitati, con le madri urlanti e i padri che già meditavano di fermarsi al primo autogrill e abbandonare coniuge e
prole a carico.
E le coppiette di fidanzati che ancora avevano negli occhi le notti interminabili in hotel o in qualche anfratto di spiaggia coperti dalla luna e dagli scogli.

In mezzo a quelle file interminabili di lamiere scottanti ci saranno stati anche tanti “fratelli testimoni di Geova”.

C'erano, ci sono e ci saranno, perchè pur guardando ad un futuribile Armaghedon pure i testimoni di Geova ogni tanto vanno in vacanza.

Ma che vacanze sono quelle dei testimoni di Geova?

Vi siete mai chiesti se l'ombrellone a fianco al vostro fosse uno di quelli benedetti di queste amorevoli creature?

L'estate di un testimone di Geova è segnata dal caldo.

Quando in Italia inizia a fare caldo, dai primi di maggio, il testimone di Geova si trasforma in uno straccio ambulante che vorrebbe
cercare riparo in qualche centro commerciale ed invece ha promesso di fare 50 ore benedette di predicazione sotto il sole per farsi compatire dalle persone che invece, con i primi caldi cercano la frescura del mare, di un fiume, di una piscina.

Ricordo ancora quelle estati sotto il sole, a baciare i citofoni e a farsi scottare dal sole.

La cravatta in quei momenti, uno strumento utile per impiccarsi, sotto la camicia le ascelle a chiedere un po' di sollievo, in mano le riviste che sciogliendosi al sole ci davano l'impressione di essere dei Cavalieri dell'Apocalisse in un mondo già deserto e post apocalittico.

L'estate di un testimone di Geova
Sembra il titolo di un tormentone estivo, invece era\è solo un
tormento dell'anima.
L'agognata estate sembrava davvero un'agonia.
I più fortunati potevano prendere e farsi 3 mesi belli belli al paesello, in meridione, al mare, scegliendosi pure quale
assemblea poteva essere più comoda per mostrarsi bellini in pettorina col vestitino nuovo e la lacrimuccia facile ad ogni annuncio gioioso dal podio.

I più sfortunati invece dovevano fare i conti con il prendersi le ferie per poter assistere alle assemblee estive, a volte per qualcuno significava pure doversi mangiare in un sol boccone alcuni giorni di beato e meritato riposo.

Una tassa annuale che anziché pagarla allo stato, bisognava pagare a Geova.

Ho visto famiglie dover scegliere se spendere i soldi per assistere all'assemblea a cui si era assegnati o metterli via per farsi qualche giorno al mare.

I più fortunati riuscivano comunque ad andare al mare.

Che bello il mare.
Organizzarsi per preparare i bagagli, e giù con maglie e magliettine, costumi da bagno, creme solari, qualche libro da leggersi in spiaggia e … e fare i conti che pure al mare Geova sta li a
guardarti, come un bagnino appollaiato sugli scogli, pronto a raccoglierti se stai affogando, non nel mare intendiamoci, nel mare astratto del divertimento e della normalità.

Il mare doveva necessariamente diventare una Sala 2.0 dove poter dimostrare agli altri che si era spirituali.

Già dai bagagli partiva l'ansia pre-vacanziera.
A seconda di quanti giorni si dovevano fare di villegiatura
bisognava portarsi dietro almeno un paio di vestiti per le adunanze e per il servizio.

Vorrai mica fare brutta figura quando ritorni nella tua congreagzione d'origine.
E' ovvio, alle adunanze devi assistere, sempre, non si scappa.
E pure andare in servizio, vorrai mica sfigurare coi fratelli locali o durante le adunanze “per i turisti”.

Gli altri utilizzano il proprio tempo per portare il verbo di Geova anche nei luoghi di mare e tu pretendi di startene bello bello spaparanzato al sole a goderti le vacanze?
No, assolutamente no, la sofferenza è un mantra per i testimoni di Geova.

Non importa che uno si sia fatto un anno di lavoro o di scuola così duro e intenso, da Geova non si scappa.
Non ci si può allontanare un momento dalle abitudini di sempre.

Il rischio è quello di raffreddarsi spiritualmente.”
Ma no fratello, io vorrei solo raffreddarmi fisicamente perchè fa caldo!

Hai presente quanti gradi all'ombra ci sono in città appena torno dal mare?”.

Non importa, non importa quali condizioni uno abbia nella vita.
La congregazione è la congregazione.

I giorni delle adunanze non si va al mare o si torna necessariamente prima perchè bisogna prepararsi.

Prepararsi fisicamente e psicologicamente.
Fuori c'è un sole che sembra di stare alle Hawaii, il mare è così
limpido che davvero in quei frangenti stai credendo a un Geova amorevole pronto a soccorrerti, poi apri gli occhi e sei attorniato da tante persone come te, in un locale mal ventilato, con la propria
bella copia della torre di guardia in mano e un finto astio verso chi preferisce godersi il mare anziché quel bel banchetto spirituale.

Quante volte avremmo preso la cravatta, ce la saremmo
strappata dal collo davanti a tutti e uscendo dalla sala del regno ci saremmo uniti alle altre persone che danzando a ritmo di musica e strusciandosi col sudore avrebbero dato l'inizio ad un selvaggio
miscuglio di razze, colori e divertimento.
Satanico!
Satanico farlo, satanico pensarlo, satanico non apprezzare quel bel perder tempo a raccontarci cose che tanto non avremmo mai applicato nella vita.

Si, perchè anche d'estate i discorsi e gli argomenti erano sempre gli stessi, alla fine ruota tutto intorno al “Geova vede e provvede, tu stai al centro del carro, non allontanarti”.

Peccato che tra un salmo e un salmone la maggioranza dei fratelli preferisca un bel salmone, magari in compagnia di quelli che in sala stanno più simpatici.

Perchè tanto qui al mare lo si può dire, mica conoscono i “nostri fratelli”, della “nostra sala”.
Quello è così, quello è cosà, quello lo odio, quella la ammazzerei”.
Tanto ovunque si vada il finto amore è rappresentato dalla solita banale frase che recita pressapoco così: “Ma perchè non vi trasferite da noi?”

Questa frase può anche andare bene se sei andato a fare un weekend vicino casa, ma sentirselo dire a centinaia di chilometri da casa suona più uno sberleffo che un alito di ingenuità.

Verrebbe da rispondere “Sorella cara, abito a centinaia di
chilometri da qua, in un altra regione, in un altro continente”.
Ma lei, accecata dalla fede ti risponderebbe “Geova vede e provvede, magari trovi un lavoro qua e vieni a servire con noi”.

Servire con voi?
Già so cosa mi aspetta a casa, anzi in congregazione, la mia congregazione, perchè nonostante tutto la devo sentire mia.

I primi di settembre, quando tutti si è di nuovo in sala, la sala 1.0 intendo, ci si racconta, con parsimonia, le proprie ferie.

Poco, il giusto, perchè ci son quelli sempre pronti ad
inciampare e a farsi i fatti degli altri.

Meno si racconta meglio è.

Tanto le domande che sanno farti son sempre le stesse: “Sei andato in sala?
E in servizio?”

L'ultima cosa che ti chiedono è il dove sei stato in vacanza, non interessa a nessuno.

L'importante è, reciprocamente, chiedersi se si è andati nella congregazione locale.

Ma come?
Dopo un anno di lavoro e di congregazione e di servizio, ho 10 giorni per potermi svagare e devo parlarti di congregazione e teocrazia pure in quei giorni?

A qualcuno c'era da rispondere male, chiedimi “Dove sono stato, non tanto com'è andata la vacanza, ma chiedimi dove sono stato!”

Magari uno si è fatto 10 giorni in cima al K2, dove non ci sono sale
del regno...

I più furbi si facevano le vacanze a modo loro, senza dir alcuna cosa, senza lasciarsi scappare alcun particolare, magari con le famiglie amiche, così da potersi fare i comodi propri, senza dover renderconto a nessuno.

Il ritorno dall'estate.
La stessa lenta agonia degli 11 mesi precedenti.
Guardandosi indietro vedevo quei mesi passati in servizio il pomeriggio, magari nei weekend, abortendo gite di
freschezza e piscine di ristoro.
Vedevo quei 3 giorni di agonia in assemblea dove ogni occasione era buona per farsi un giro e non ascoltare il programma.
Vedevo quei giorni di mare dove pinne occhialini e costume si facevano compagnia con bibbie e riviste varie.
Contavo i giorni, cercavo di dare un senso alla matematica mentre calcolando i giorni in cui mi ero negato il mare per qualche
attività teocratica oltre al cuore iniziavano a piangere anche i testicoli.
Me li sarei stretti fino ad urlare.

Ma poi cominciava l'adunanza, tutti in piedi, iniziavano le prime note del cantico, la preghiera dal podio e il discorso alla scuola di ministero dopo qualche minuto.

Maledetto me che non l'ho provato abbastanza durante l'estate, ora mi tocca pure farfugliare davanti a tutti.
Ma tanto prima o poi Geova sarebbe arrivato e la mia bella casetta al mare non me l'avrebbe negata nessuno.

Ecco, tornando alle automobili sotto al sole, in fila indiana in un'estate arroventata.
Sotto qualche lamiera c'erano storie come questa, come la mia, come quella di altre migliaia di testimoni, nelle altre c'erano i soliti bestemmioni, la musica a palla e la convinzione di essersi goduti o rovinati quei giorni di mare.

Ma in fondo il mare avrebbe dovuto essere solo mare.
Come in un film italiano qualsiasi degli anni sessanta.

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