CINA - Testimoni di Geova giapponesi espulsi - Quo Vadis aps

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4 agosto 2019

CINA - Testimoni di Geova giapponesi
accusati di essere «infiltrati stranieri»
ed espulsi

Prosegue la campagna nazionale che obbliga i fedeli a incontrarsi di nascosto e a nascondere la fede. Il PCC sorveglia e arresta anche i missionari stranieri

In base del Piano di lavoro dell’operazione speciale incaricata di indagare e di gestire secondo la legge l’infiltrazione cristiana straniera, varato l’anno scorso dal Dipartimento del lavoro del Fronte Unito e dal ministero per la Sicurezza pubblica, le autorità reprimono i movimenti e i gruppi religiosi stranieri in tutto il Paese.

I cristiani della Corea del Sud sono il principale obiettivo della repressione, ma nel documento vengono esplicitamente elencati anche altri gruppi quali i Young Disciples of Jesus, i Testimoni di Geova, il Cru (noto fino al 2011 come Campus Crusade for Christ), la Chiesa Evangelica Luterana, la Bo’ai Church, la Loving Heart Church (사랑 교회) e la Canaan Church (가나안 교회).

I Testimoni di Geova sono stati pesantemente colpiti da questa operazione speciale e vengono spesso arrestati ed espulsi mentre quelli che rimangono in Cina sono costretti a nascondere la loro fede.

Missionari arrestati dopo essere stati a lungo sorvegliati

A metà maggio due missionarie giapponesi che fanno parte dei Testimoni di Geova avevano appena fatto ritorno ad Harbin, una città nella provincia nordorientale dello Heilongjiang, dopo essere state in Giappone per ottenere il rinnovo del visto.
Le due donne sono state però arrestate il giorno dopo il loro ritorno non appena hanno lasciato la loro residenza.

La polizia ha detto che le stavano sorvegliando da molto tempo.
Gli agenti volevano anche che firmassero una dichiarazione di garanzia promettendo di non tornare in Cina a predicare.
Le due missionarie si sono però rifiutate di farlo perché il testo conteneva la frase: «Non mi piace venire in Cina a predicare» mentre loro lo facevano volentieri e non si sono mai pentite della decisione.

I confratelli delle missionarie, che hanno chiesto di restare anonimi, hanno rivelato che dopo un interrogatorio durato oltre dieci ore, una delle donne è stata portata all’aeroporto ed espulsa in Giappone senza nemmeno poter prendere i propri effetti personali.
L’altra missionaria è stata rilasciata ed espulsa solo tre giorni dopo.

Un credente ha spiegato in questo modo l’espulsione tardiva della seconda: «La polizia ha continuato a sorvegliarla per tre giorni.
Se fosse stata in contatto con altri missionari stranieri, sarebbero stati arrestati tutti».
Il PCC impiega spesso questa tattica che consiste nel sorvegliare costantemente un credente per arrivare a un gruppo più ampio. Ha aggiunto che oltre una decina di altri Testimoni di Geova, tra cui un anziano, sono stati arrestati.

Il credente ha aggiunto: «In Cina vige la dittatura del partito unico. Gli stranieri non possono venire in Cina a predicare perché il PCC teme che le idee religiose straniere possano influenzare i cristiani cinesi.
Il Partito Comunista ha paura che i Testimoni di Geova rappresentino una minaccia per il suo dominio e quindi insiste ostinatamente nel dire che organizzano “incontri illegali”».

Secondo gli addetti ai lavori, l’arresto delle due missionarie rientrava in una più vasta operazione unificata contro gruppi religiosi stranieri attuata anche in altre parti della Cina, come le province del Guangdong e dell’Hunan.

Le precauzioni sono vitali

Mentre il PCC continua ad intensificare la repressione delle chiese con legami all’estero, i missionari stranieri hanno adottato varie misure di autodifesa, come camuffare i luoghi di incontro, stare estremamente attenti a ciò che dicono e fanno e persino a come si vestono in pubblico.

Secondo una missionaria dei Testimoni di Geova giapponese che vive nella provincia orientale dello Shandong, per sfuggire alla persecuzione del PCC, da maggio la sua chiesa tiene le riunioni in gruppi più piccoli.
Una delle sale per riunioni è nascosta in un edificio residenziale ed è camuffata da attività commerciale.
All’ingresso è stata installata una telecamera di sorveglianza per vedere chi è fuori dalla porta.
Si tratta di una misura di vitale importanza in caso di ispezione governativa.

La missionaria ha detto: «Al momento la situazione non è una buona. Il governo sta esercitando una forte pressione.
Agli incontri non possono partecipare troppe persone così dobbiamo dividerci in piccoli gruppi.
Quando teniamo le nostre riunioni, prepariamo in anticipo frutta, snack e vari tipi di cibo.
Se qualcuno bussa alla porta, non possiamo aprirla subito perché dobbiamo prima nascondere le copie della Bibbia e gli altri libri religiosi e tirare fuori i cibi.
Se qualcuno chiede cosa facciamo rispondiamo che stiamo guardando la TV e chiacchierando».

Ha aggiunto che quando i credenti vengono alle riunioni, devono bussare alla porta il numero di volte concordato e non troppo forte. Che si tratti di tenere una riunione di giorno o di notte, le tende rimangono chiuse e si accendono le luci.
Durante gli incontri la musica viene suonata a basso volume e i fedeli cantano sottovoce.
Al termine delle riunioni, i fedeli se ne vanno alla spicciolata.

Per comunicare usano parole convenzionali, quando per esempio organizzano un incontro al telefono dicono «Andiamo a fare shopping insieme», «Andiamo a mangiare fuori», e così via.

La donna ha affermato che è necessario impedire alle spie del PCC di infiltrarsi nella chiesa.
Per questo motivo i nuovi arrivati che chiedono di partecipare alle riunioni in chiesa, non vengono accettati immediatamente e la comunità deve prima osservare il o la richiedente per circa sei mesi. Solo dopo aver accertato che la sua fede è reale la persona verrà ammessa in chiesa e potrà partecipare agli incontri.

di Wang Anyang

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