“LAVAGGIO DEL CERVELLO”: MITO O REALTÀ? - Quo Vadis aps

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9 ottobre 2019
LAVAGGIO DEL CERVELLO”: MITO O REALTÀ?

Il “lavaggio del cervello” è una strategia per manipolare la mente umana.
Usa tecniche specifiche, applicate sistematicamente per la prima volta durante la “Rivoluzione culturale cinese” e copiate poi da quasi tutte le potenze mondiali.

Una persona si converte a una religione o entra in una determinata setta e, all’improvviso, è come se fosse un’altra.
Non pensa,
non agisce,
né sente come prima.

In questi casi, dai giornali alla gente comune, si sente parlare di lavaggio del cervello.
La verità è che questo fenomeno esiste e funziona attraverso protocolli ben definiti.

Fin dagli anni Cinquanta si è parlato di lavaggio del cervello, anche se i tentativi di manipolare la mente umana sono iniziati molto tempo prima.
Tuttavia, fino a quel momento, non era stato definito e descritto un vero e proprio metodo per “riprogrammare” la mente delle persone in modo continuato ed efficace.

Il termine lavaggio del cervello venne usato per la prima volta dal giornalista (e agente della CIA) Edward Hunter nel 1950.
Dopo di lui, fu un tema ricorrente in grandi romanzi, come “1984” di George Orwell, o di film, come “L’uovo del serpente” di Ingmar Bergman del 1977.
L’uso romanzato di questo termine ha portato molte persone a pensare che si trattasse di un’invenzione della fantasia. Ma non è così.

Isolamento, controllo, incertezza, ripetizione del messaggio e manipolazione emotiva
sono tecniche usate per il lavaggio del cervello”.
(Eduard Punset)


La storia del lavaggio del cervello
Durante la “guerra di Corea”, gli americani si sorpresero per il comportamento dei soldati che tornavano dopo essere stati prigionieri.
Le loro idee e i loro comportamenti erano strani.
Alcuni difendevano il regime comunista dopo aver lottato contro di esso.
Altri, addirittura, non tornavano e passavano dall’altro lato.

Edward Hunter si dedicò a studiare questo fenomeno.
Scoprì che i cinesi avevano sviluppato una serie di meccanismi per “riprogrammare” la mente dei cittadini, come parte della famosa “Rivoluzione culturale”.
I cinesi avevano poi trasmesso questi metodi ai coreani, che li stavano usando con i prigionieri di guerra.

Fu così che si scoprì che il lavaggio del cervello è ben diverso dalla tortura, anche se a volte in alcune fasi si avvale degli stessi metodi.
La differenza principale è che con la tortura si ricerca un obiettivo specifico: una confessione o una delazione, ad esempio.
Con il lavaggio del cervello, invece, si cerca di ristrutturare la mente di un individuo nella sua totalità.

Come si “lava” un cervello?
Si scoprì che esistono quattro meccanismi per indurre una persona a cambiare le proprie convinzioni e i propri comportamenti nei confronti del resto del mondo:

  1. Persuasione razionale
  2. Suggestione
  3. Tortura
  4. Lavaggio del cervello
Solo nel primo caso, nella persuasione, “esiste una relazione fra uguali”.
Negli altri casi, è necessario sottomettere l’altro.
Per portare a termine un lavaggio del cervello, si impiegano i seguenti meccanismi:
  • Controllo totale della comunicazione di un individuo con il mondo esterno.
  • Imposizione di punizioni fisiche o psicologiche in caso di disubbidienza.
    Si impongono determinati comportamenti e, se non seguiti, si applica una forma di tortura.
  • Induzione a confessare.
  • Si impedisce all’individuo di avere una vita privata.
  • Ricompense per l’obbedienza.
  • Si fa credere alla persona che obbedendo a un potere, si sta proteggendo da un male maggiore.
  • Propaganda dei dogmi, che vengono trasmessi come perfettamente razionali.
    Sono ordini molto precisi.
  • Semplificazione dell’attività intellettuale, per evitare l’astrazione e il pensiero critico.
  • Delega all’altro del diritto di controllare la vita e il destino per “il nostro bene”.
Questi meccanismi di manipolazione condizionano i bisogni di sicurezza, appartenenza e protezione.
La perdita di libertà in funzione dell’altro viene vista, alla fine, come un male necessario per ottenere stabilità e tranquillità.


Il ruolo della coercizione
Nessun lavaggio del cervello è possibile senza l’uso della coercizione.
In modo naturale, l’essere umano oppone resistenza alla perdita dell’autonomia e dell’identità che ha costruito.
Per questo, serve una pressione estrema per indurre dei cambiamenti nel suo comportamento.

Si riesce ad annullare la resistenza di un individuo introducendo emozioni molto forti.
Allo stesso tempo, bisogna aumentare notevolmente i livelli di stress.
Affinché la persona sia permeabile alla pressione di coloro che vogliono sottoporla a un lavaggio del cervello, deve essere fortemente emotiva e molto stressata.

Le potenze mondiali hanno raggiungo un elevatissimo livello di sofisticazione di questi meccanismi, riuscendo così a esercitare pressione e a plasmare la mente in modo quasi impercettibile.
Molti individui si sottomettono, “volontariamente” a queste potenze senza opporre resistenza.

Il consumismo è un buon esempio di ciò, così come lo è la dipendenza dalle reti social.
Se fate attenzione, in entrambi i casi si applicano i principi del lavaggio del cervello.
Sono così efficaci che non ci rendiamo neanche conto di essere manipolati.
Anzi, pensiamo che comprare o condividere la nostra vita privata, siano manifestazioni del nostro libero arbitrio.
lamenteemeravigliosa

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